Officine aperte, Officine Iqbal – Un libro e un progetto

Quasi un poema,

per Pier Paolo Pasolini,

per questa Italia che ci strema,

per i nostri bambini…


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Acquisti un libro, finanzi un progetto!

 


al salone del libro di Torino, dal 12 al 16 maggio 2016

PROLOGO PER UN PROGETTO

(di Francesca Rigotti)

Di fronte all’attuale disorientamento del soggetto, e al difficile posizionamento dell’oggetto, che cosa di più opportuno ed efficace di un… progetto? Di un getto proiettato in avanti a favore di qualcosa o di qualcuno? È questa l’operazione pratica e poetica di Antonio Fiscarelli. Antonio Fiscarelli che da anni, dal sud della penisola italica ma proiettato verso il nord del mondo, progetta la sua critica sociale e politica e insieme la sua utopia. Elaborando la sua materia, anzi proprio lavorandola con le mani del corpo e della mente, nelle sue Officine aperte.

L’officina è un luogo operativo, una piccola fabbrica, un laboratorio, uno studio di creatività che vede al lavoro maestri e allievi. E chi sono i maestri di Antonio? Vengono subito dichiarati: si tratta di poeti e di pensatori politici, e di alcuni che conoscono entrambe le arti: Gramsci e Pasolini, Capitini e Dolci, lottatori e pacifisti uniti, e poi Pavese, Montale (quanti echi nei versi delle Officine), Campana, Rimbaud, Eliot, Prévert…

Con tali maestri e tale allievo – che mio allievo pure fu, anni fa, in un Master di Etica e che così conobbi, e che ebbi poi a chiamare, a parlare insieme di Danilo Dolci e dell’acqua, in un luogo acquatico-lacustre, a Verbania, sul Lago Maggiore – l’officina produce i suoi manufatti poietico-poetici fatti con le mani, il cervello e il cuore, un cuore che batte tutto da una parte: dalla parte di coloro cui la storia sembra riservare soltanto mani callose e pomodori da raccogliere, ieri per i cafoni, oggi per i migranti. Come nel caso di Samba, arrivato dal Senegal, il quale dal sud del “Bel Paese”, dopo averne assaggiato la durezza, parte per il suo nord chiedendosi, dei suoi fratelli e sorelle: “Quando sparirà sulle loro mani l’odore del pomodoro?”(da Terra italiana).

Ruvide sono le poesie di Antonio Fiscarelli, come lo sono i suoi versi, che partono magari lisci, in forma di settenario o endecasillabo classico, e poi si screpolano come le mani dei raccoglitori di pomodori, si alterano e si deformano come se nella loro forma pura non fossero in grado di contenere tutte le storie disperate e terribili che raccontano.

Storie di ingiustizie e storie di corruzione; ma non la corruzione feconda della natura, che nel ciclo naturale di morte e riproduzione vede il materiale organico animale e vegetale, morendo e corrompendosi, andare a concimare il terreno e rendere fertili i campi favorendo la riproduzione. No, questa è una corruzione inutile, una putrefazione fine a se stessa che non concima un bel nulla e soltanto produce una massa verminosa che corrode le istituzioni e chi le presiede.

Ma anche troppo si è insistito sul marcio, cui spetta il rigetto. Qui invece è il progetto che conta e che ci può proiettare, insieme a Antonio Fiscarelli, verso nuove opportunità come quelle che, nonostante tutto – altrimenti che progetto sarebbe? – nascono in via Speranza, dove:

“…una bambina salta sulle ginocchia del padre, sull’uscio di un basso”

perché:

“non è forse ciò, ora, l’unica cosa che, pure se stona, ristora?”

(da Via Speranza)


Occhio, qui solidarietà!

I proventi della vendita del libro saranno devoluti dall’autore all’associazione C.O.S.E., Centro di Orientamento Socio-Educativo, per finanziare il progetto Officine Iqbal, che ha per scopo la costruzione di una scuola a forma di villaggio dedicata a Iqbal Masih, in località Borgo Mezzanone, Provincia di Foggia.

Per informazioni su come contribuire al progetto PARTECIPA LEGGENDO

Consulta le date delle PRESENTAZIONI



 

Merry Christmas

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Officine aperte alla Fiera “Più libri più liberi”

Officine aperte sarà presente alla Fiera “Più libri più liberi” che si terrà a Roma dal 7 all’11 dicembre 2016, allo stand B12. Per chi si trovasse da quelle parti!

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Se l’ipocrisia aumenta, la ragione critica non demorde

Il più grande e nocivo difetto della maggioranza di una popolazione post-moderna è una incapacità strutturale di concepire e mettere in atto la cooperazione. Mentre tantissime persone nemmeno ci riflettono, tantissime altre son schiave di un falso altruismo, altre ancora son appena arrivate a teorizzarne l’aspirazione. Basta vedere la quantità di locandine circolanti in rete o anche per strada che annunciano conferenze e dibattiti sul tema, a fronte di rarissime locandine che promuovono esperienze concrete di cooperazione. La cosa più sorprendente è vedere tantissime persone (politici, amministratori, attivisti, giornalisti, ecc.) rompere le scatole sul tema del caporalato, dello schiavismo, dell’immigrazione, della povertà, della corruzione, delle ingiustizie, e mai trovare uno solo di questi a lavorare “insieme” alle vere vittime di queste porcate umane. Vediamo invece con molta più frequenza persone che vivono con lo scopo di costruirsi un consenso, un pubblico -politico, culturale, sociale -sfruttando i drammi altrui, persone che si autopromuovono come rappresentanti di tale o talaltra situazione umana, persone che fanno intrallazzi, fuori o dentro le organizzazioni preposte ad occuparsene, con gli amministratori di turno, assolutamente impreparati ad accogliere sinceramente in sé i criteri della democrazia (che, fra le altre cose, vieta il patteggiamento in contumacia di appalti in ogni settore ed ha uno dei suoi più preziosi fondamenti nel principio della trasparenza). Gente che aspira alla carriera professionale, gente che pretende “occuparsi” degli altri, mentre con gli altri bisogna starci per condividerne le pene quotidianamente. Non è sufficiente la teoria della solidarietà: è necessaria l’azione concreta; non è sufficiente il dibattito, ma è necessario il concreto operare; urge invece ricostruire, ristrutturare la solidarietà e l’attitudine al cooperare, alla base. Questo significa che tantissime persone che oggi vivono tra scartoffie e davanti al computer, le persone che vanno in giro a creare rete sempre e solo con amministratori e personalità chiave in prossimità di elezioni, persone che poi sentiam parlare alle conferenze in nome di milioni di esseri umani che nemmeno li conoscono, tutte queste persone devono scendere a livello di chi vorrebbero aiutare o addirittura salvare. Non solo parlare degli schiavi moderni, dei poveri italiani e migranti, della prostituzione, della violenza su donne e bambini, ma operare nel concreto: nei ghetti urbani e rurali, sulle tangenziali, nei quartieri. Deve esser chiaro una volta per sempre che i luoghi della cooperazione e della solidarietà, non sono gli auditorium. Questi son luoghi di dibattito: e c’è anche un difetto nel proliferare di dibattiti, ancora tutti realizzati nello stile del vecchio mondo malato di protagonismo e di individualismo primitivo. Poiché, a rigor di termini, oggi la genuina intelligenza afferma che non c’è niente al mondo che non si possa fare dentro un “cerchio”, in un sistema di rapporti orizzontali, dove ciascuno è rappresentante di se stesso, e dove le cattedre servono solo come sostegni riciclati per soprammobili! Marmorizzate anime schiave del proprio egocentrismo mascherato di altruismo, stan invece ancora dietro queste cattedre come cimeli del vecchio mondo totalitario (che, appunto, anche grazie a loro si riproduce nel nuovo mondo democratico). Beninteso, la conferenza è il luogo dell’informazione. Ciò che fa la differenza è il contenuto e la pretesa della tal conferenza. Una cosa è ascoltare un ricercatore che ci spiega gli ultimi rimedi per combattere il cancro, altro è il martellante proporre e pretendere partecipazione, collaborazione, sostegno, supporto, aiuto e continuare a farlo solo nella forma della conferenza senza mai procedere a organizzare degli autentici tavoli di consultazione. Tutto ciò che le istituzioni non fanno, deve farlo il cittadino, e non nello spirito del “volontariato”, ma nello spirito della civica convivenza, in quanto siam cittadini di uno stato e di un mondo. Ecco perché, non solo i politici sono in difetto, ma anche una grandissima porzione di altri attori sociali. Lo ripetiamo: in difetto di capacità nelle mettere concretamente in atto la cooperazione su tutti i livelli, dal più elevato lavoro intellettuale al più infimo lavoro manuale. Altrimenti, si taccia per favore!

Omaggio a Pasolini

Omicidio PasoliniPier-Paolo-Pasolini2.jpg2 Novembre 2016

Nel ricordo, nel non dimenticare, Antonio Fiscarelli recita la poesia “Mi riappare Pasolini”.

Vai all’evento

Anonio Fiscarelli e Alessandro dell’Anna, alla libreria La Bambola di Kafka, Lecce 17 settembre 2016

Ringraziamenti

Prego, un momento di attenzione!

Vorrei ringraziare per l’accoglienza Fabio Colella della libreria La bambola di Kafka La bambola di Kafka – Libreria, l’amico di sempre Alessandro Dell’Anna, Anna Maria Papa (associazione COSE), e tutti gli amici e le persone che hanno partecipato alla serata. Lecce, con la sua creatività carmelobenista, mi ha reso possibile un ottimo fine settimana! E, per dirla con Kafka:

“C’è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare”.

Merci Leccé!

Alcuni momenti della presentazione su Youtube