Se l’ipocrisia aumenta, la ragione critica non demorde

Il più grande e nocivo difetto della maggioranza di una popolazione post-moderna è una incapacità strutturale di concepire e mettere in atto la cooperazione. Mentre tantissime persone nemmeno ci riflettono, tantissime altre son schiave di un falso altruismo, altre ancora son appena arrivate a teorizzarne l’aspirazione. Basta vedere la quantità di locandine circolanti in rete o anche per strada che annunciano conferenze e dibattiti sul tema, a fronte di rarissime locandine che promuovono esperienze concrete di cooperazione. La cosa più sorprendente è vedere tantissime persone (politici, amministratori, attivisti, giornalisti, ecc.) rompere le scatole sul tema del caporalato, dello schiavismo, dell’immigrazione, della povertà, della corruzione, delle ingiustizie, e mai trovare uno solo di questi a lavorare “insieme” alle vere vittime di queste porcate umane. Vediamo invece con molta più frequenza persone che vivono con lo scopo di costruirsi un consenso, un pubblico -politico, culturale, sociale -sfruttando i drammi altrui, persone che si autopromuovono come rappresentanti di tale o talaltra situazione umana, persone che fanno intrallazzi, fuori o dentro le organizzazioni preposte ad occuparsene, con gli amministratori di turno, assolutamente impreparati ad accogliere sinceramente in sé i criteri della democrazia (che, fra le altre cose, vieta il patteggiamento in contumacia di appalti in ogni settore ed ha uno dei suoi più preziosi fondamenti nel principio della trasparenza). Gente che aspira alla carriera professionale, gente che pretende “occuparsi” degli altri, mentre con gli altri bisogna starci per condividerne le pene quotidianamente. Non è sufficiente la teoria della solidarietà: è necessaria l’azione concreta; non è sufficiente il dibattito, ma è necessario il concreto operare; urge invece ricostruire, ristrutturare la solidarietà e l’attitudine al cooperare, alla base. Questo significa che tantissime persone che oggi vivono tra scartoffie e davanti al computer, le persone che vanno in giro a creare rete sempre e solo con amministratori e personalità chiave in prossimità di elezioni, persone che poi sentiam parlare alle conferenze in nome di milioni di esseri umani che nemmeno li conoscono, tutte queste persone devono scendere a livello di chi vorrebbero aiutare o addirittura salvare. Non solo parlare degli schiavi moderni, dei poveri italiani e migranti, della prostituzione, della violenza su donne e bambini, ma operare nel concreto: nei ghetti urbani e rurali, sulle tangenziali, nei quartieri. Deve esser chiaro una volta per sempre che i luoghi della cooperazione e della solidarietà, non sono gli auditorium. Questi son luoghi di dibattito: e c’è anche un difetto nel proliferare di dibattiti, ancora tutti realizzati nello stile del vecchio mondo malato di protagonismo e di individualismo primitivo. Poiché, a rigor di termini, oggi la genuina intelligenza afferma che non c’è niente al mondo che non si possa fare dentro un “cerchio”, in un sistema di rapporti orizzontali, dove ciascuno è rappresentante di se stesso, e dove le cattedre servono solo come sostegni riciclati per soprammobili! Marmorizzate anime schiave del proprio egocentrismo mascherato di altruismo, stan invece ancora dietro queste cattedre come cimeli del vecchio mondo totalitario (che, appunto, anche grazie a loro si riproduce nel nuovo mondo democratico). Beninteso, la conferenza è il luogo dell’informazione. Ciò che fa la differenza è il contenuto e la pretesa della tal conferenza. Una cosa è ascoltare un ricercatore che ci spiega gli ultimi rimedi per combattere il cancro, altro è il martellante proporre e pretendere partecipazione, collaborazione, sostegno, supporto, aiuto e continuare a farlo solo nella forma della conferenza senza mai procedere a organizzare degli autentici tavoli di consultazione. Tutto ciò che le istituzioni non fanno, deve farlo il cittadino, e non nello spirito del “volontariato”, ma nello spirito della civica convivenza, in quanto siam cittadini di uno stato e di un mondo. Ecco perché, non solo i politici sono in difetto, ma anche una grandissima porzione di altri attori sociali. Lo ripetiamo: in difetto di capacità nelle mettere concretamente in atto la cooperazione su tutti i livelli, dal più elevato lavoro intellettuale al più infimo lavoro manuale. Altrimenti, si taccia per favore!

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