Dire semplice (dalla finestra)

Giacciono quiete le cose nell’aria
settembrina. E il pensiero divaga,
oltre la scarna finestra, cullato
dagli schiamazzi di festivi ragazzini.
Corre in tondo con loro, fra le mura
di questo cortile austero, dove
nemmeno i piccioni fanno il nido,
né cresce più la portulaca.
E di questo ipnotico garrire,
d’apprensive anime senz’ali,
risuonano ovattati gli echi
nella camera, sulle spoglie pareti,
un carezzevole ruzzolar di suoni
mal scanditi, di sillabe smorzate
dall’impazienza di vivere. Freni
non trovo al dire che spontaneo viene
a questa tremula anima che, confusa,
in un cerchio di emozioni, come
dentro un mare di idee, se ne va.

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