Partecipazione

“Ritorna la vita nei Borghi Settecenteschi”
suona il titolo di un articolo di giornale.

E parrebbe un verso di Aldo Palzzeschi
o il titolo di una novella di Eugenio Montale.

Invece è il sunto, parziale, di qualche anno
di moti popolari, di manifestazioni cittadine,

pacifiche, coraggiose, d’umili sbalzi
dal basso, per incentivare la “partecipazione”.

Ritorna un ideale di attiva cittadinanza,
nei borghi suburbani, marginali, ma centrali,

resuscitati dalle ceneri della federiciana città,
dove, colla disoccupazione e la criminalità,

inquieta l’“emergenza abitativa”, che ammassa,
senza alcuna pietà, masse di bambini,

coi loro genitori, in agosciosi monolocali,
in raggelanti scantinati senza cladaie,

dove nemmeno i topi ci vogliono vivere…
C’è chi dice si viva meglio nelle aie!

“Qui si cura la bronchite coi deumidificatori
e i bambini sembrano avere altri bisogni,

da chi vive nei nuovi condominii,
dai figli dei dottori e degli imprenditori”.

Fuori di casa, non c’è che la nuda strada,
sotto le giravolte irregolari che i rondoni,

migrati dall’Africa, disegnano fra gli screzi
blu luminosi del cielo, nei cirri nocchiosi

che scolorano piano, coi loro scherzi.
Il parco giochi di rione non è, per esso,

che lontano orizzonte, fantasia che si
sfarina al vento, come le loro anime

entusiaste, quando calciano un pallone,
e questo, sbalzando contro i muri

scalcinati che cingono le affaccendate
mamme, nei loro miserabili tuguri,

si perda per le scarne viuzze, trascurate
anch’esse dalle dinamiche storiche, erose

da secoli d’apatia. Qui, dove i giardini
sono siepi cinte da mondezzai, volgare

è il nesso coll’ambiente, e grosse voragini
scoperchiano le fogne sotto il catrame,

porgiamo agli “egri fanciulli” false origini,
in cocci colmi dei “succhi amari” della vita,

fra gli “orli” aguzzi di ciò che della vita
resta da amare, nel sacrificio sofferto

in silenzio, in queste strade malsane
che spirano verso Piazza Tavuto

E in questo neonato sole di primavera,
con la sua luce ilare, di feconde attese,

– una smorfia fortunata nella mala sorte -,
rilucono le trame di questa fitta fuliggine,

-combustione di politiche spilorce -,
che s’addensa sul loro avvenire,

già avvilito dalla nostra dabbenaggine.
Sorvolano questi carcami di società,

sciami di avvoltoi, in attesa che la preda
resti sola, privata della sua dignità,

nel maculato gregge che si dirada,
a cui la miseria non dà tregua;

mentre nei mattatoi pubblici
della Regione, della Provincia,

del Municipio, si covano sortilegi
innovativi per raggirare la legge.

In questa fucina di democratici
pretesti, la legge s’oppone ai bisogni

fondamentali della povera gente.
Ciò che già stenta a nascere dal basso,

a chiamarsi vita, più che sopravvivenza,
diventa materia all’ordine del giorno

di tavole rotonde fra pochi, giochi
elitari di scambi di voti sottobanco.

E in questa caterva di evasori morali,
non mancano gli operatori sociali,

gli attori della sanità e dell’educazione,
e con loro gli animatori culturali,

del cinema e del teatro, pittori e illustratori.
Accorrono tante anime volenterose,

invase da un ideologico amore degli altri,
per i “più deboli”, “”gli ultimi”, a rischio

di confondere il fine con il mezzo,
di darsi a un patetico protagonismo,

se non al mero clientelismo, allungando
una mano ai più fragili, stringendo

forte l’altra al politico di turno,
ignorando che la carità non è un lavoro,

ma un’opera… che si realizza senza salario.
Schiere d’anime raggirate da politicastri,

stregate dalle proposte di voraci dirigenti,
svenderanno amici per un pezzo di pane,

per una misera promessa di occupazione!
Oggi che il lavoro non è più un’occasione,

perderanno l’occasione di migliorare:
nel non denunciare i furbi, che abusano

dei deboli, loro stessi si fanno deboli,
fra i furbi; nel tollerare il clientelismo,

per bisogno, calcolo o mera idiozia,
diventano loro stessi colpevoli,

del vuoto di fiducia per la democrazia.
E in questo risorgimento d’illusive speranze,

terminabile solo in avvilente pantomima,
in questo gorgo di mafiosi senza pistole,

caliginosa spirale d’ansiose anime,
fustigate dall’alto, corruttibili dal basso,

urge una consulta sul racket organizzato
in istituzioni e partiti (nel tacito assenso

di fondazioni private e associazioni),
sulla burocrazia della solidarietà,

che rende la carità mera professione,
su questo amore da “terzo settore”,

che col dolore altrui si fa pubblicità,
oggi che per l’amore non c’è colore.

Foggia, maggio 2009
La poesia letta dall’autore https://www.youtube.com/watch?v=dFnz6Vv4Y3g
il sito della casa editrice http://www.aughedizioni.it/nuvole/officine-aperte/